Alessandro Spano

Il servizio civile in un’altra regione linguistica

05 ottobre 2019

Alessandro Spano, candidato PLRT al Consiglio nazionale

Il nostro paese è caratterizzato da alcuni valori che lo rendono unico e che, nonostante siano lo specchio della diversità della Svizzera, sono il collante per la nostra coesione nazionale: sto parlando del federalismo e del plurilinguismo. Due malati cronici che necessitano, di fronte alle sfide della società moderna, un aggiustamento per poter vincere le sfide della globalizzazione.

Penso dunque in particolare al plurilinguismo che è sotto attacco da diversi anni. C’è chi vuole avere l’inglese come unica lingua nazionale comune per semplificare il dialogo; c’è chi, a poco a poco, cerca di indebolire l’italiano nella svizzera interna isolandolo ancora di più; c’è chi non vuole valorizzare le lingue nazionali credendo (utopicamente) che la sola conoscenza dell’italiano possa creare opportunità di lavoro e scambi sociali.

Di fronte a tutti questi attacchi, non possiamo stare a guardare mentre il plurilinguismo viene preso a pugni in faccia. La politica deve quindi fare qualcosa.

In questo senso, il servizio civile è un’opzione sempre più utilizzata dai giovani per non dover prestare servizio militare. Nonostante vi sia appena stata una revisione, credo che, ancora una volta, si sia persa l’occasione per rafforzare uno dei nostri valori. Per dare un valore aggiunto anche a questo modo di servire il paese, potremmo quindi pensare di ridurre la durata del servizio civile ma di rendere obbligatorio il servizio in un’altra regione linguistica rispetto a quella di domicilio. Ciò obbligherebbe i ticinesi ad andare oltre Gottardo e i nostri cugini d’oltralpe ad abbandonare, per un periodo limitato, il loro spazio di comodità. L’italiano ne uscirebbe rafforzato, così come noi rafforzeremmo quelle competenze linguistiche che, da sempre, ci hanno garantito opportunità nel mondo del lavoro e scambi sociali con i nostri cugini svizzero francesi e tedeschi.

Il plurilinguismo ci serve anche a entrare in contatto con la diversità del nostro paese, fatto di Alpi, centri urbani, villaggi e periferie.

Mi piacerebbe quindi impegnarmi a Berna per un plurilinguismo vero: un tratto del carattere svizzero che in apparenza ci rende differenti l’uno dagli altri, ma che in realtà rafforza la nostra svizzeritudine e che tiene insieme, da sempre, il nostro Paese nonostante le differenze.