Alessandro Spano

L’anno che verrà

21 dicembre 2016

Alessandro Spano, Presidente Giovani Liberali Radicali Ticinesi

Chi è già passato per la nuova Galleria di Base del Gottardo avrà certamente provato questa sensazione: le distanze si sono accorciate. Ciò vale per Alptransit, per i collegamenti tra il Ticino e la Svizzera tedesca, ma ma non solo. Grazie infatti all'evoluzione tecnologica abbiamo accorciato anche le distanze virtuali: oggi possiamo essere in collegamento con persone dall'altra parte del Paese o del mondo, lavorare da casa, studiare a distanza, e chi più ne ha più ne metta. Che ci piaccia o meno, viviamo quindi in una realtà interconnessa e provare a fermare questo trend è un po' come provare a fermare il vento con le mani. Noi tutti - cittadini, lavoratori, studenti - dobbiamo adattarci a questo cambiamento radicale delle nostre abitudini e cercare di sfruttare le opportunità che ci sono offerte per assicurare un futuro anche alle nuove generazioni.

La politica deve fare la sua parte. I politici devono anticipare i tempi, guardare al domani già oggi e non pensare solo alla gestione corrente, devono essere lungimiranti e coraggiosi. Bisogna mettere sul tavolo risorse finanziarie e infrastrutturali, bisogna investire nella collaborazione tra istituzioni, nella ricerca, nell'innovazione e nei trasporti: le aggregazioni, Ceneri2020, la scuola di moda a Chiasso, il Tecnopolo a Locarno, il master in medicina a Lugano, le ricerche biomediche a Bellinzona, il campus universitario professionale a Mendrisio, la vita notturna delle Città e i posti di lavoro della pubblica amministrazione nelle Valli, sono solo alcuni esempi di cosa ci riserva il futuro.

Purtroppo, però, le condizioni di partenza non sono delle migliori e la sceneggiata di settimana scorsa in Gran Consiglio sul Preventivo 2017 è la dimostrazione di cosa ci garantisce (o meglio, non garantisce) una parte della nostra classe dirigente. Una classe politique che preferisce portare avanti una politica delle ripicche anziché proporre alternative, che si cementifica sulle proprie posizioni anziché essere disposta a salire a compromessi e perciò non indugia a mandare in panne la macchina statale per un interesse partitico. Ciò crea, di conseguenza, una totale sfiducia dei cittadini nei confronti di tutti i politici, anche di quelli che - magari sbagliando - lavorano e si impegnano. Questa sfiducia si trasforma o viene trasformata in rabbia e risentimento sputato addosso ai politici e al diverso, cadendo anche ad augurare il male peggior a persone o invocando il classico minestrone «non sei Patrizio di Corippo, non puoi esprimere le tue idee».

Cerchiamo quindi tutti - nessuno escluso - di darci una calmata ed essere un po' più tolleranti verso chi la pensa diversamente da noi. Investiamo, piuttosto, queste energie nel proporre idee e nel dialogo per trovare un punto d'incontro sul quale costruire il futuro, anche perché la carne al fuoco è tanta e dobbiamo essere uniti per marciare costruttivamente nella stessa direzione.

Dobbiamo solo consapevolmente decidere quale strada vogliamo percorrere. Io ho le idee in chiaro: voglio un Cantone padrone del suo destino, che sogna, progetta, decide e fa. Un Cantone all'avanguardia, custode delle sue tradizioni e aperto alle novità. Un Ticino bello, amico dei giovani e precursore del futuro. Un territorio fatto di persone che discutono e hanno idee diverse, ma che si rispettano l'uno con l'altro. E allora auguri di buone feste a tutti e che il 2017 ci porti un po' di serenità e tanta voglia di futuro. Un futuro da vivere tutti insieme.