Alessandro Spano

​Donne e mondo del lavoro: una coppia vincente!

25 novembre 2016

Alessandro Spano, Presidente Giovani Liberali Radicali Ticinesi
Caterina Calzascia, Co-Presidente Generazione Giovani

La nostra società si è evoluta e con essa anche il ruolo della donna nel mondo del lavoro. Tuttavia, esistono ancora diverse barriere che limitano l\'accesso a una carriera professionale di successo per le donne. È compito quindi della politica porvi rimedio e garantire le pari opportunità per tutti, ma non perché ciò è una rivendicazione di genere che va portata avanti fino in fondo, bensì perché anche la donna - al pari di uomini, giovani e meno giovani - ha delle competenze da far valere.

Nel nostro Paese gli aiuti sociali per la donna che vuole rientrare nel mondo del lavoro dopo la maternità sono pochi rispetto, ad esempio, alla Francia o ai Paesi del Nord; ciò ha anche un secondo effetto negativo, che è quello di scoraggiare le donne ad avere figli e quindi un disincentivo alla politica di natalità. Al contrario, la Norvegia è il paese dove è più facile essere mamme, offrendo condizioni favorevoli alle donne che lavorano e che hanno un bambino, concedendo 36 settimane di congedo maternità retribuite al 100% o 46 settimane all\'80%.

Proprio per questo motivo, sono tantissime le donne che rientrano al lavoro dopo pochi mesi dalla nascita del figlio. Una scelta a volte infelice, ma per alcune necessaria quanto inevitabile.

Abbiamo quindi bisogno, innanzitutto, di un cambio di mentalità nelle famiglie e nella società: dobbiamo adattare la nostra visione e le nostre abitudini culturali (come la donna ai fornelli e il marito al lavoro). Purtroppo la visione tradizionale dei ruoli è largamente diffusa e questo impedisce alla donna di poter essere non solo una madre, ma anche una lavoratrice di successo e una donna di carriera. Basti pensare che la Svizzera è al 44° rango mondiale per la presenza di donne tra i quadri aziendali, con il 33% (in aumento, comunque, poiché nel 2000 era del 23%).
Secondariamente, dobbiamo fare il possibile per incentivare il telelavoro tramite la fibra ottica, permettendo alla donna di rimanere a casa col figlio ma allo stesso tempo di riprendere (seppur parzialmente) a lavorare.
Dobbiamo poi anche favorire la creazione di posti di lavoro con orari flessibili, sia per la donna che per l\'uomo, così da permettere di migliorare l\'organizzazione tra vita famigliare e professionale, come anche una favorire un\'equa distribuzione dei compiti tra marito e moglie (come, p. es., andare a prendere i figli all\'asilo, fare la spesa, ecc.).
Infine, è evidente che la mancanza di un congedo parentale flessibile da dividere tra padre e madre pone diversi limiti al nostro sistema, senza contare che le 14 settimane pagate all\'80% del congedo maternità costituiscono un ulteriore limite piuttosto ingombrante. Per non parlare della scarsa importanza data ai padri.

Bisogna quindi avere un approccio a 360° per favorire l\'accesso al mondo del lavoro per la donna. Non basta introdurre singole misure se esse non sono accompagnate da altri fattori che aiutano il cambiamento. E per cambiare il sistema dobbiamo innanzitutto cambiare mentalità e ricordarci che tutto ciò non è una semplice rivendicazione di genere, ma un dovere morale di ogni società evoluta. Se sulle misure citate il Parlamento federale e quelli cantonali ci stanno lavorando, al contrario molto è ancora da fare per abbattere le barriere e gli stereotipi legati al sesso.

Emblematica, in questo senso, era la candidatura di Hillary Clinton: la sua vittoria doveva essere una rivincita per tutte quelle donne giovani e meno giovani che hanno sempre voluto lanciarsi nel mondo della politica e fare carriera professionalmente, ma che non sono mai riuscite a farlo a causa delle barriere discriminatorie. Un messaggio per ricordare a tutti che anche le donne possono accedere ai posti di lavoro più importanti perché ne hanno le capacità e per ricordare che le barriere e gli stereotipi legati al sesso hanno e devono avere i giorni contati.