Alessandro Spano

Il 4.0 è un posto di lavoro!

27 ottobre 2016

La vita di noi giovani ruota attorno al digitale. Col nostro smartphone facciamo shopping in internet, paghiamo le fatture, trasferiamo soldi da un conto bancario all'altro, paghiamo la spesa, fissiamo riunioni e facciamo riunioni in videochiamata, paghiamo da bere al bar e abbiamo accesso a tutti i nostri file. Insomma, la rivoluzione digitale è già cominciata e il Ticino è, manco a dirlo, già un passo indietro rispetto al resto della Svizzera. Anche i futuri posti di lavoro di noi giovani ruotano attorno al digitale, sia per quanto riguarda i servizi che le professioni manuali ; pensiamo ai numerosi posti di lavoro che si potrebbero creare grazie alle start-up e all'industria tecnologica.

La mozione di Nicola Pini e Natalia Ferrara che chiede al Governo di studiare misure e proposte per portare all'interno dell'amministrazione pubblica cantonale il telelavoro è stata approvata dal Consiglio di Stato e, speriamo presto, anche i funzionari pubblici potranno beneficiare di questa nuova forma di lavoro. Gli studi dimostrano che la produttività degli impiegati è aumentata proprio grazie al confort di poter stare a casa, alle zero ore passate nel traffico per recarsi al lavoro e alla miglior facilità di conciliare vita professionale e vita famigliare. Per i datori di lavoro, vi sarebbe una crescita della produttività, un'efficienza e un miglior rendimento dovuto a maggiori motivazione e concentrazione e una diminuzione dell'assenteismo. Vi sarebbe anche un miglioramento delle condizioni di lavoro per i dipendenti che avrebbero maggiore flessibilità, libertà e autonomia a fronte di minori spese (per il trasporto) e più tempo (meno spostamenti e migliore organizzazione del tempo). Va anche detto che il telelavoro è una forma di lavoro regolamentata e quindi può essere sorvegliata dalle istituzioni preposte in qualsiasi momento per evitare abusi. Essendo una prestazione non conforme al lavoro a domicilio, il Codice delle Obbligazioni regolamenta il lavoro da casa rendendo applicabile la legge sul lavoro. Di conseguenza, la protezione del lavoratore è garantita sia per la durata del lavoro e del riposo, sia per la protezione della salute.
Gli esempi, anche svizzeri, di istituzioni che adottano questo sistema sono già molte: l'amministrazione federale svizzera incentiva sempre di più il lavoro da casa, l'ufficio brevetti e il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, e, più recentemente, anche la Barilla si è decisa a sfruttare le opportunità delle nuove tecnologie.

A côté, andrebbe però implementata anche la rete di fibra ottica, proprio come proposto dalla mozione di Giacomo Garzoli a nome del PLRT. Ciò permetterebbe di poter lavorare in treno (che guadagnerebbe attrattività) e permetterebbe, soprattutto, di riportare nelle regioni periferiche numerosi posti di lavoro pubblici, contrastando il fenomeno dello spopolamento che colpisce le nostre valli.

Insomma, non dobbiamo cercare di fermare il vento con le mani: che ci piaccia o meno, la rivoluzione digitale è già in atto e non potrà di certo fermarla il conservatorismo ticinese. Dobbiamo invece essere padroni del nostro futuro e cercare di dirigere la nave dove vogliamo noi, senza essere in balìa delle onde. Dobbiamo investire nel digitale per garantire posti di lavoro di oggi e di domani, per garantire opportunità di ricerca e sviluppo per le nostre aziende e per i nostri giovani laureati e diplomati, per rimanere competitivi con la Svizzera interna che è già un passo avanti a noi.

Il 4.0 non è un semplice numero, ma sono posti di lavoro per noi giovani. Crediamoci e investiamo, per un futuro migliore.