Alessandro Spano

Rispettiamo la Costituzione!

21 settembre 2016

Alessandro Spano, Presidente Giovani Liberali Radicali Ticinesi

Il dibatto sull'iniziativa dell'UDC “Prima i nostri!" si sta avviando verso la conclusione. Domenica sapremo come avranno votato i ticinesi. Tuttavia rimarranno ancora aperti gli interrogati sull'iniziativa contro l'immigrazione di massa - per ovvi motivi legata a questa votazione cantonale - anche se ci avviamo, finalmente, verso la soluzione finale al rompicapo. S'impone, quindi, qualche riflessione a freddo per mettere qualche puntino sulle “i".

L'iniziativa cantonale dell'UDC prevede misure di politica estera, modifiche della legislazione sugli stranieri e sul lavoro, che sono di quasi esclusiva competenza della Confederazione. Costituzione alla mano, il margine di manovra dei Cantonali è nullo. Non si tratta, quindi, di ripetere il solito mantra “sa pò fa nagott" o di non aver la volontà di applicare l'iniziativa: si tratta invece di leggere e capire cosa dice la nostra carta magna. Continuare a dire, da parte democentrista, che i contrari all'iniziativa non vogliono far nulla è mero opportunismo politico. Lo stesso discorso vale per l'iniziativa del 9 febbraio.

La Svizzera è uno stato di diritto e ciò significa che ogni legge inferiore dev'essere conforme a quella superiore. Possiamo sì, da un lato, avere leggi federali non conformi alla Costituzione poiché esse godono dell'immunità (art. 190 Costituzione federale), ma da quando il TF si sta pian piano allontanando dalla giurisprudenza Schubert non possiamo avere leggi federali contrarie al diritto internazionale. Ciò è dovuto al fatto che, in passato, si è ritenuto dare valore al diritto internazionale in quanto portatore di pace e cane da guardia nei confronti delle nazioni, alfine di evitare nuove persecuzioni. Inoltre, l'articolo 5 capoverso 4 della Costituzione - approvato dal popolo - recita che “la Confederazione e i Cantoni rispettano il diritto internazionale".

Per porre rimedio ai problemi cui dobbiamo confrontarci, dobbiamo quindi cercare una soluzione di compromesso e certosina. Questa soluzione può magari non passare dalla via strettamente desiderata dai promotori di un'iniziativa, ma può però applicare la volontà popolare (nel caso di limitare l'immigrazione) e porre rimedio ai problemi. Bisogna quindi fare uno sforzo - da parte di tutti! - e cercare di applicare la volontà popolare, ma rispettando allo stesso tempo i principi che regolamentano il nostro sistema giuridico. Fregarsene di tutto ciò - o peggio far finta di dimenticarsi cosa dice la nostra Costituzione - porta la politica e la popolazione in un vicolo cieco. Certo, i promotori dell'iniziativa ci guadagnerebbero poiché potrebbero passare facilmente all'attacco, ma tirando le somme i problemi rimangono e di soluzioni nemmeno l'ombra.

Però, c'è un però. Il Ticino ha saputo ancora una volta farsi trovare al posto giusto al momento giusto presentando la sua variante di applicazione dell'immigrazione di massa con la clausola di salvaguardia “bottom-up". Essa applicherebbe la volontà popolare ma rispettando allo stesso tempo il diritto internazionale. Il Ticino è dunque su questo livello che deve attivarsi se vuole ottenere risultati concreti ed efficaci. Dobbiamo tutti - da sinistra a destra - unirci e combattere fino all'ultimo per far approvare dal Parlamento federale la proposta ticinese “bottom-up". Dividerci, giocare a chi la spara più grossa o dimenticarsi di rispettare la nostra Costituzione non porta a nulla.

Se l'UDC vuole abolire i bilaterali, non deve far altro che lanciare l'ennesima iniziativa invece che continuare a reclamare l'inapplicazione del 9 febbraio. Fa specie, inoltre, che a dimenticarsi dei principi costituzionali siano soprattutto consiglieri nazionali, i quali invece dovrebbero ben conoscere e soprattutto rispettare i principi del nostro sistema giuridico. Questi fanno parte della storia svizzera e non li abbiamo di certo scoperti oggi.

Il 25 settembre, in conclusione, votiamo con testa e approviamo il controprogetto del Gran Consiglio all'iniziativa «Prima i nostri!». I cittadini richiedono - giustamente - fatti e non parole. È quindi un dovere della politica rispondere a queste necessità con misure concrete, applicabili e che davvero fanno la differenza nella vita quotidiana dei ticinesi. Ecco perché dobbiamo sostenere il “bottom-up" e perché il 25 settembre, dunque, dobbiamo dire “sì" al controprogetto di prima i nostri.


Fonte immagine: http://www.swissinfo.ch/ita/la-svizzera--uno-stato-plurilingue-per-caso/3895804