Alessandro Spano

COP21: la vittoria più bella deve ancora venire

14 dicembre 2015

Alessandro Spano, Presidente Giovani Liberali Radicali Ticinesi

In questi giorni ci siamo dimenticati che Parigi non è stato solo il centro del terrorismo. A Parigi si sono riuniti i grandi della Terra per la Conferenza mondiale sul pianeta, che si è concluso con un accordo vincolante sul clima. Già anni fa, con il famoso accordo di Kyoto, i grandi della terra si sono chinati sul cambiamento climatico e nel 2009 a Copenaghen, con una conferenza fallimentare. Nonostante ciò, l'Organizzazione delle Nazioni Unite ha continuato a mettere pressione ai grandi consumatori per ridurre l'inquinamento. Questa volta, però, 195 paesi hanno firmato all'unanimità un accordo ormai storico.

Ad oggi le emissioni mondiali generate dall'uso di combustibili fossi e dalle attività industriali continua a crescere: nel 2014 abbiamo raggiunto i 36 miliardi di tonnellate di CO2. Secondo i dati del Global carbon project, la Cina è il primo paese inquinante al mondo con 9.7 miliardi di tonnellate, seguita dagli USA con 5.6 miliardi di tonnellate di CO2. Un segnale di diminuzione però c'è, tant'è che negli ultimi 10 anni l'America ha ridotto le proprie emissioni del 1.4% per anno, mentre l'Unione Europea ha fatto ancora meglio riducendole del 2.4% ogni anno. L'UE nel 2014 ha ridotto le emissioni di 210 milioni di tonnellate, compensate però dalla crescita di 205 milioni di tonnellate in più emesse dall'India. In Svizzera, nel 1990 ogni abitante emetteva in media 7.8 tonnellate di CO2, mentre oggi 6.4, con l'obiettivo di raggiungere le 1-1.5 tonnellate per abitante nel 2030. Una sfida difficile ma affascinante, che non possiamo vincere senza lo sforzo di ognuno di noi e che non riusciremo a vincere soltanto con le promesse - di molti paesi - di ridurre le proprie emissioni. Promesse di cui l'ONU si felicita poiché aumentano ma che non riduce le sue preoccupazioni, poiché in realtà le emissioni globali di gas a effetto serra continueranno ad aumentare, fino a poter raggiungere le 56.7 giga tonnellate di CO2 nel 2030. Una cifra che per l'ONU è superiore del 15% al livello d'emissioni compatibili con uno aumento della temperatura di 2 gradi. Ai cittadini di oggi e di domani servono fatti.

E Parigi val bene un accordo. Non si può ancora parlare di vittoria, perché sarà facile non rispettare gli impegni presi, ma di certo il 12 dicembre rappresenta una svolta perché anche Cina e USA - paesi tradizionalmente ostili nel firmare accordi - hanno firmato il documento impegnandosi a ridurre l'inquinamento. L'accordo prevede di fissare la crescita massima della temperatura mondiale a 2 gradi, di verificare l'applicazione dell'accordo e degli obiettivi ogni 5 anni, garantisce 100 miliardi all'anno fino al 2020 per ridurre le emissioni chiamando a contribuire i paesi più industrializzati e chiede una maggior trasparenza dei paesi sul tema.

La Svizzera in tutte queste dinamiche mondiali - tra gli USA di Obama che vogliono l'accordo mentre gli USA dei repubblicani lo rifiutano, con l'India e la Cina che consumano sempre di più - può giocare un ruolo fondamentale. Grazie alla nostra sensibilità ambientale e al risparmio, alla nostra innovazione e al nostro pragmatismo, possiamo essere i poliziotti di questo accordo con un lavoro comune tra la diplomazia e la Ginevra Internazionale. Possiamo ospitare conferenze, negoziazioni e aumentare la pressione sui grandi consumatori della terra, tramite i nostri molti esempi di ecologia. La vittoria più bella, quindi, non è l'accordo della COP21, ma sarà vincere questa battaglia e ridurre davvero, alla prova dei fatti, l'inquinamento.

Ciò non vuol dire diventare degli amanti del sex appeal verde, bensì riconoscere un problema di tutti ed essere coscienti che tutto questo tergiversare regalerà alle future generazioni un pianeta devastato. Una terra che pian piano sta già cedendo e gli ultimi avvenimenti in Brasile - con il caldo ticinese di dicembre e il limite degli 80 km/h sulle nostre autostrade! - ne sono un piccolo esempio. Significa quindi darsi da fare cominciando dalle piccole cose, ognuno a casa sua, facendo la propria parte seguendo lo spirito dei Navajo, secondo cui «non ereditiamo il mondo dai nostri padri, ma lo prendiamo in prestito dai nostri figli».