Alessandro Spano

​Ritorno al futuro in salsa ticinese

21 ottobre 2015

Alessandro Spano, vice presidente Giovani Liberali Radicali Ticinesi

da Ticinolibero.ch

Oggi è una data particolare, ricordata per essere una delle destinazioni dei protagonisti di “Ritorno al futuro". In 30 anni ne sono cambiate di cose e tante ne cambieranno ancora. E allora proviamo a immaginare anche noi – con una buona dose di speranza – come sarà il Ticino fra 30 anni…

Mi piacerebbe vivere in un Ticino che ha cambiato marcia: un Cantone che si fa rispettare a livello nazionale e che può economicamente competere con i maggiori centri come Zurigo, Basilea e Ginevra. Se la tendenza attuale è quella di un Ticino sempre più rivendicativo ed egocentrico, l'antidoto non può che essere un Cantone giusto, solidale e aperto, generoso con chi veramente ne ha bisogno. Dopo qualche anno di disorientamento post-Schengen, le nuove regole nel mercato del lavoro e una rinata mentalità propositiva trasformeranno la Lombardia da culla di chi ci ruba il posto di lavoro a territorio fertile per le nostre esportazioni e non solo. Insomma, un Ticino che si siede al volante del proprio destino.

Ma questo può accadere solo se mettiamo da parte le futili rivalità tra tutti i partiti e cerchiamo di costruire soluzioni anziché muri mentali fatti di rancore verso tutti e tutto.

La traiettoria positiva del Ticino che mi immagino necessita di idee e soprattutto progetti concreti. E allora speriamo di poter avere una metropolitana che va da Chiasso a Lugano passando per Mendrisio, Bellinzona e Locarno, proseguendo verso Biasca e Airolo, collegando i centri città con la periferia. Solo così possiamo normalizzare il traffico e rendere le città davvero vivibili, dove il ricorso al trasporto pubblico è davvero vantaggioso e non solo un atto di fede (verde).

Fra 30 anni la mia generazione sarà vicina alla pensione ma non sono sicuro che i problemi relativi all'AVS e alla previdenza saranno risolti senza reimpostare una nuova solidarietà intergenerazionale, e che attualmente è a tutto favore dei cosiddetti baby-boomers. Ma prima ancora della pensione, la nostra generazione avrà bisogno di un mercato del lavoro che trovi una soluzione alla robotizzazione che sta rendendo sempre più superfluo l'apporto di braccia e cervelli umani. Occorre perciò orientare la nostra economia verso settori che possano ancora perlomeno avvicinarsi all'ideale del pieno impiego. Il turismo ne è un esempio. Quando fra 30 anni si parlerà di lavoro forse le pari opportunità saranno meglio garantite, e questo anche grazie alla possibilità di lavorare finalmente da casa grazie a connessioni ad altissima velocità, anche in cima alla Valle Onsernone.

Se invece potessi tornare indietro nel tempo? Cambierei senza pensarci un istante le scelte di pianificazione territoriale. Oggi, se osserviamo dall'alto le nostre città, l'immagine che si presenta ai nostri occhi non è delle migliori: un'urbanizzazione sparpagliata e diffusa senza una precisa strategia (funzionalità) pianificatoria. È l'avvelenato frutto dell'equazione “se il mattone tira l'economia viaggia". I danni ora sono radicati e spesso irreparabili: impegniamoci oggi per rappezzare il più possibile quanto costruito, così fra 30 anni il giudizio storico sarà meno imbarazzante.

In conclusione di una cosa son certo. Sognare significa sperare e costituisce l'antidoto alla rassegnazione e all'indifferenza. Compito di politici e cittadini è quello di rispettare una delle mie citazioni preferite: «è nostro dovere lasciare un mondo migliore di quello che abbiamo ereditato. Si tratta di una questione morale, non politica».