Alessandro Spano

Mercato del lavoro: equilibrare la situazione

24 gennaio 2015

Alessandro Spano, candidato PLRT al Gran Consiglio

Negli ultimi 10 anni il frontalierato è letteralmente esploso. Per capire i contorni e soluzioni del problema, qualche dato:

- gli occupati in Ticino: 161mila nel 2004 e 187mila nel 2014
- nel settore secondario: 43mila addetti nel 2004, 49mila nel 2014 nel settore terziario: 117mila addetti nel 2004, 138mila nel 2014
- nel settore secondario: 18mila frontalieri nel 2004, 26mila nel 2014 (+45%) nel settore terziario: 16mila frontalieri nel 2004, 36mila nel 2014 (+118%)
- la disoccupazione (ai sensi dell'ILO) a Como: circa 3% nel 2004, 8.5% nel 2013
la disoccupazione (ai sensi dell'ILO) a Varese: 3.5% nel 2004, 8.5% nel 2013
la disoccupazione (ai sensi dell'ILO) in Ticino: 6% nel 2004, 6.9% nel 2013

Quello che è certo, è che i frontalieri nel settore secondario (quindi, principalmente, edilizia e industria) non sono un problema; questo perché storicamente i ticinesi non sono mai stati tipi da «pala e picco» e poiché i contratti collettivi di lavoro permettono una concorrenza leale tra frontalieri e residenti. Basti pensare alla paga di un muratore che può arrivare a ben 5'800 franchi: una signora paga per una signora professione. Inoltre, va anche detto che nell'industria i salari sono notoriamente bassi poiché i posti di lavoro sono a basso valore aggiunto e, di conseguenza, sono ricoperti quasi interamente da frontalieri; si tratta quindi di favorire lo sviluppo di un nuovo tessuto industriale ad alto valore aggiunto, così da poter offrire stipendi interessanti anche per i residenti. Nel settore secondario, quindi, manca manodopera indigena perché i mestieri non sono attrattivi e, probabilmente, anche perché sono visti come mestieri di serie B. È necessario che la politica (attraverso contratti collettivi dignitosi) e, soprattutto, la società (insieme alla famiglia e alla scuola, abbandonando la convinzione che solo l'accademizzazione offra un futuro) ridiano dignità a queste professioni.

Quello che invece è sempre più un problema, è il frontalierato nel settore terziario. La Svizzera, infatti, forma da sempre tantissime giovani ragazze e ragazzi in questo settore: basti pensare a quanti diplomi di vendita consegniamo ogni anno, a quante ragazze e ragazzi vanno (o vorrebbero) andare a lavorare in banca o nelle fiduciarie del nostro Cantone. Per porre rimedio a questa situazione che a lungo termine potrebbe crearci diversi grattacapi, abbiamo due possibilità che si complementano a vicenda: alzare il livello della formazione rendendolo ancora più qualitativo e aumentare la tassazione dei frontalieri, così da riequilibrare la situazione. Orientamenti e misure che il nuovo Programma PLRT non manca di proporre.

Oggi un frontaliere è un concorrente sleale per i lavoratori ticinesi poiché percepisce uno stipendio svizzero ma non paga le imposte che pagherebbe un suo connazionale a pari reddito. Quindi è disposto ad accettare paghe più basse che però ancora gli permettono di vivere (bene) nel suo paese. Con l'aumento delle imposte svizzere o applicando, semplicemente, le aliquote italiane, i frontalieri si vedranno aumentare il carico fiscale. Ciò li porterà a richiedere salari più elevati e diventeranno quindi più concorrenziali con le richieste dei residenti.

Un'altra proposta è la defiscalizzazione per le ditte indigene che impiegano un quantitativo minimo di manodopera domiciliata nel nostro Cantone: questa diminuzione del carico fiscale compenserebbe la differenza tra il salario di un residente (più elevato) e quello di un frontaliere (più basso). Con questa manovra all'imprenditore non cambierebbe nulla assumere un residente piuttosto che un frontaliere. Allo stesso tempo la qualità della nostra formazione dovrà crescere ancora: incoraggiare lo studio delle lingue, incentivare le esperienze lavorative all'estero e valorizzare le conoscenze tecniche.

Per fare ciò possiamo agire (come fatto e come si potrà fare anche in futuro) con il moltiplicatore cantonale d'imposta, sulla revisione dei programmi scolastici e, soprattutto sul nuovo accordo tra Svizzera e Italia sui frontalieri. È fondamentale, quindi, cambiare marcia nelle trattative e spingere per una maggior tassazione dei frontalieri.

Abbiamo, in conclusione, diversi strumenti per riequilibrare la situazione, permettendo una reale concorrenza fra residente e frontaliere, ad armi pari. Impegno personale, serietà e intraprendenza politica: tre ingredienti per cambiare le carte in tavola e migliorare il nostro futuro. Io ci credo.