Alessandro Spano

​Il telelavoro è una proposta seria e non una misura pro frontalieri

22 dicembre 2014

La tecnologia e la rete - per me che sono un nativo digitale - sono parte integrante della mia vita e sono uno strumento importante per la mia quotidianità: con internet scarico i documenti dell'università, leggo notizie, mi informo, faccio ricerche e rimango in contatto con i miei amici. Quando mi sposto in treno cerco di sfruttare il tempo a disposizione e mi capita di aver bisogno di internet, ma, spesso, devo farne a meno poiché la connessione è inesistente (penso in particolar modo alla Leventina). Leggo quindi con interesse le proposte concernenti il telelavoro, poiché implicitamente significherebbe investire in queste tecnologie.Rimango basito quando un Verde, dunque vicino ai problemi della mobilità e agli spostamenti dalla propria abitazione al posto di lavoro, scrive sul suo blog online criticando apertamente la proposta di incentivare il telelavoro solo perché arriva dalla “parte sbagliata" del suo mondo “Savoiacentrico". Lo dico apertamente: lei mi fa paura, ma non perché vuole prendere il potere, sia chiaro. Paura perché i suoi articoli sono totalmente lontani dalle esigenze di chi un posto di lavoro ce l'ha. Troppo facile parlare di chi non ha un lavoro. Chi lavora anche 9 ore al giorno, spesso davanti ad un computer, sicuramente vede positivamente l'opportunità di poter, anche solo saltuariamente, poter svolgere il proprio lavoro comodamente da casa. Pensiamo a quelle giornate nere, dove i mezzi pubblici sono in ritardo (vuoi per la pioggia, per un guasto al TILO o per il PVP) e si perde tempo (e dunque produttività) negli spostamenti: restare comodamente connessi dal proprio domicilio a svolgere le proprie mansioni può essere una valida alternativa sia a ridurre lo stress che l'inquinamento, dato che gli spostamenti dei lavoratori ne sono la prima fonte. Pensiamo, ad esempio, alla Confederazione che già ha adottato un principio simile. Ciò potrebbe anche significare milioni risparmiati dal Cantone in uffici e strutture, oppure - più semplicemente - faciliterebbe il lavoro a una segretaria della Leventina che lavora a Locarno o a un dipendente cantonale che abita in Valle Maggia e deve spostarsi tutti i giorni fino a Lugano, con la conseguente ripopolazione delle tanto care Valli ticinesi. Il telelavoro, quindi, non è una trovata pro frontalieri. Per evitare che queste sue paure diventino realtà, bisogna installare - ad esempio - le fibre ottiche nelle Valli, così da rendere possibile il collegamento a internet o ancora adottare norme che non permettano un abuso della manodopera estera (magari introducento contratti collettivi di lavoro?). Le critiche espresse dal Signor Savoia, ancora una volta, denigrano quello che è il lavoro (quello vero, non di rappresentanza e di facciata) che si è chiamati a svolgere. Andare a strumentalizzare la proposta solo perché targata PLR (invocando addirittura il telelavoro da Cosenza!) mi spinge ad invitare i ticinesi a diffidare dalle sue proposte. Oltre ad individuare come ridare lavoro a chi purtroppo non ce l'ha, negli ultimi tempi mi impegno a confrontarmi e ascoltare pure chi un lavoro ce l'ha per conoscere le reali necessità di chi ogni giorno, con fatica, difficoltà e tanto impegno porta a termine il proprio compito, senza farsi grandi domande sui massimi sistemi. Cerco di basarmi su esperienze concrete e non sulla bulimia di paure. È giusto e doveroso cercare di migliorare il lavoro per molte persone, senza però mistificare il telelavoro, agitare lo spettro della disoccupazione o creare malignamente una frizione malsana tra lavoratori e disoccupati. Non mi aspetto una sua risposta, che sicuramente sarà offensiva e anti PLR, augurandole ogni bene per la sua campagna elettorale (che sia sicuramente più fruttuosa di quella per il Municipio di Bellinzona due anni fa). Con l'auspicio, caro Signor Savoia, che quando si voteranno crediti a favore del telelavoro, si ricordi dei tanti impiegati che un lavoro l'hanno. E che magari si aspettano delle proposte costruttive per migliorare la loro qualità di vita, senza seminare ulteriore terrorismo psicologico infondato (attraverso il suo blog virtuale… il suo telelavoro?).