Alessandro Spano

​Un’estate... ticinese

27 giugno 2014

Alessandro Spano e Michele Bernasconi

Riflessioni sulla lista PLR per il Consiglio di Stato: il partito ha dato parecchio spazio ai giovani (3 su 5), sta provando a imboccare un nuovo corso. L'auspicio è che la nuova attitudine non risponda solo a logiche elettorali. Serve semplicità, serve empatia.

Non siamo storici di formazione, non siamo nemmeno giornalisti. Alle analisi storico-sociali preferiamo, forse, le elucubrazioni giuridiche. Considerato il breve spazio a disposizione e l'immanente barra incombente-barra insidioso rischio di tediarvi, ci limiteremo ad un sommario commento della lista per il Consiglio di Stato in modalità terre-à-terre-pane-al-pane-vino-al-vino.

I cambiamenti vissuti dal Ticino negli ultimi venti-trent'anni sono stati, essenzialmente, di due tipi: economico e politico. Economico-sostanziali, riconducibili quindi alla tipologia di servizi oerti e politico-(purtroppo)clinici, ovvero categorizzabili quale applicazione di disturbi comportamentali alla gestione della cosa pubblica (arroganza, narcisismo, bipolarismo). Purtroppo o per fortuna, il PLR ticinese non è stato in grado, vuoi per motivi endogeni, vuoi per fattori esterni, di recepire/elaborare e ripensare il mutato contesto sociale. I dinosauri si erano estinti, a noi è andata meglio. Ma stiamo ancora pagando dazio.

Nuovo corso? Forse. Il Partito, e bisogna dargliene atto, ci sta provando su più fronti. Sta elaborando un nuovo programma che, almeno nei proclami, non consterà di venti pagine in sanscrito vedico. Magari il medio-lungo termine prevarrà sul tappabuchismo imperante, magari si respirerà aria di loso- a liberale. Volente o nolente, il PLR ha dovuto e sta ancora ripensando l'approccio alla popolazione. L'auspicio è che la nuova attitudine non risponda soltanto (non nascondiamoci dietro ad un mignolo) a logiche elettorali. Serve semplicità, serve empatia. Il Partito sta, secondo alcuni coraggiosamente, a detta di altri in stile last beach (l'ültima spiagia), dando parecchio spazio ai giovani. Ne ha inseriti tre nella lista (3:5 come alcuni vorrebbero farci credere che finiscano tutte le decisione adottate dal Consiglio di Stato).

Certo, l'assenza di un consigliere di Stato uscente o di un altro nome unanimemente giudicato di peso si farà sentire. Si farà sentire soprattutto nei momenti caldi della campagna, quando gireranno più pugnali che nel lm di Zhang Yimou. I 5 sapranno dirsi «calma e gesso»? Christian Vitta di sicuro. Agli altri il beneficio del dubbio. Una lista con 3 (tre, drei, trois) giovani e un novizio rievoca un po' certe giocate a poker, quando il giocatore – con piglio gagliardo – spinge tutte le che al centro del tavolo. All in? Un noto marchio di scarpe risponderebbe: or nothing. La mano è sicuramente di quelle pesanti. Da un lato c'è la convinzione di portarne a casa almeno uno, dall'altro c'è la consapevolezza che quell'uno ha maledettamente bisogno di un due. Ne ha bisogno l'uno, ma ne ha bisogno il Ticino tutto. Un centro forte progetterebbe, costruirebbe. Sulle ali, in fascia, ci facciamo soltanto male. Ci limitiamo ai fraseggi sterili, non vediamo mai la porta. L'all in potrebbe anche significare una disfatta, non facciamo gli ipocriti. D'altronde, come spesso nella vita così anche in politica, quando si vuole cambiare bisogna farlo radicalmente e profondamente; non potevamo rinfrescare una Alpenhütte e spacciarla per un loft. Questa lista spezza. Cambia nelle persone (facile) e nelle idee di cui è foriera (meno facile). Potrebbe addirittura entusiasmare (difficilissimo). Ce la può fare se faremo nostre le parole di una canzone datata, ma, vista la manifestazione in corso, attualissima: «non è una favola e dagli spogliatoi, escono i ragazzi e siamo NOI».