Alessandro Spano

Locali pubblici: la svolta o la fine di tutto

20 febbraio 2014

I Giovani Liberali Radicali Locarnese e Vallemaggia constatano, tristemente, il continuo avanzare di un trend cominciato qualche anno fa con la limitazione degli orari di chiusura notturni dei locali pubblici e culminata con la chiusura di diversi ritrovi locarnesi.

La prima misura (limitazione degli orari di chiusura notturni) rispecchia quell'intolleranza che ha colpito da un paio d'anni a questa parte l'intero Canton Ticino. Basti guardare a Lugano con le discoteche e a Bellinzona con il Rabadan. Per limitare il fastidio dei residenti, non basta di certo far chiudere i locali a mezzanotte, anche perché la logica conseguenza è il metter le tende al di fuori dei locali, creando così ancora più fastidio. Da un lato chiediamo più tolleranza alle cittadine e ai cittadini - che spesso pretendono di sentire il rumore delle mosche in pieno centro città, magari in estate - e dall'altro lato chiediamo ai giovani più senso di responsabilità. Capiamo la loro voglia di fare festa (anche noi ce l'abbiamo) ma che sia dentro le discoteche, ballando, e non al di fuori, sprayando i muri come se fossero tele di Picasso e intonando i cori della Sud come se fossero a San Siro.

La seconda misura (chiusura dei locali pubblici) è la conseguenza della prima: restrizioni degli orari d'apertura, meno clienti, meno cifra d'affari, chiusura del locale. Ma non solo: spesso la chiusura di un locale può anche derivare dal semplice fatto che (con la limitazione degli orari di chiusura) le persone non sono più incentivate ad investire in un esercizio pubblico. Il macchiato e il gipfel mattutino non sono di certo stimolanti quanto un locale pieno di ragazzi che si diverte a ritmo di musica. È anche una semplice questione di libertà economica: non pretendiamo di avere locali che chiudano alle 5 di mattina tutti i giorni, ma almeno il sabato sarebbe il minimo per rispettare i principi basilari del buon senso (ci accontenteremmo anche di una chiusura alle 2 di mattina, beninteso). Inoltre, la chiusura dei diversi locali pubblici provoca anche la disoccupazione per diverse persone e la conseguente situazione precaria di diverse famiglie, che finisce a carico - seppur momentaneo - dello Stato. Certo, il caso della chiusura del Max Way non è da ricollegarsi a una difficile situazione economica, ma semplicemente a un disaccordo tra padrone del palazzo e affittuario. Non possiamo però fare finta di niente: un altro ritrovo pubblico della Città sparisce. Inoltre, le ultime notizie riguardanti la Rotonda del Festival non sono di certo positive per il rilancio della movida sulle rive del Verbano.

Ecco perché non possiamo soltanto lamentarci e stare a guardare, sperando che venga trovata una soluzione, ma dobbiamo anche proporre qualche soluzione.

Da un lato ci vorrebbe una maggior tolleranza da parte di cittadine e cittadini sui disturbi causati dai locali pubblici, una minor voglia di mettere a tutti i costi delle limitazioni da parte di Cantone e Comuni, e, dall'altro lato ci vorrebbero persone disposte ad investire nella ristorazione.

Per riaccendere Piazza Grande e la movida locarnese - a nostro avviso - si dovrebbe partire dalla ristrutturazione della pavimentazione della stessa, bisognerebbe identificare un'attrazione (stile Piazza Federale) che faccia da miccia alla voglia di investire in un punto della Città ad oggi spento. Ci vorrebbero persone disposte ad investire nella ristrutturazione dei ristoranti già presenti, ad un aggiornamento dei menù e della qualità delle proposte.

Insomma, ci appelliamo sì al buon senso del Cantone, dei Municipi coinvolti e dei residenti. Ma ci appelliamo anche al buon senso dei padroni dei palazzi, per dare un'opportunità a quelle persone che vorrebbero mettersi in gioco investendo nella ristorazione, per ridare vita a una delle piazze più belle della Svizzera.

Per i Giovani Liberali Radicali Locarnese e Vallemaggia,

Alessandra Gianella, Presidente
Alessandro Spano, segretario