Alessandro Spano

​La caccia alla strega

26 ottobre 2012

Il tema più in voga in questo periodo è - senza alcun dubbio - quello della paventata chiusura domenicale del Fox Town. Questo articolo si prefigge quindi - a fronte di mille favolette - di portare un po’ di chiarezza, senza voler cercare a qualsiasi costo un colpevole, bensì (e aggiungerei soprattutto) proponendovi - nel limite delle mie capacità - una soluzione al problema.

Comincerò dalla cronologia dei fatti e poi, elencando i principali articoli di legge coinvolti, indicherò quella che - schivando i populismi - rappresenta una via praticabile (tra le tante percorribili).

Il 29 agosto 2011 il Dipartimento delle Finanze e dell’Economia concedeva l’apertura domenicale per la durata di 6 mesi (di prova) al Centro Ovale di Chiasso; Centro Ovale che - in seguito - apriva il 29 settembre. A detta delle Autorità, l’apertura veniva concessa per ottemperare al principio della parità di trattamento così come da articolo 29 della Costituzione Svizzera. Successivamente, nel febbraio del corrente anno, il sindacato UNIA richiedeva l’intervento dell’Ispettorato del Lavoro, denunciando la violazione della Legge Federale su Lavoro. A distanza di un mese, il DFE rinnovava l’autorizzazione al Centro Ovale per la durata di un anno. Nel frattempo, l’Ispettorato del Lavoro avviava gli accertamenti, terminati in luglio con la consegna alle Autorità del relativo rapporto; rapporto che confermava i dubbi sollevati da UNIA. Il 24 agosto il Ministero Pubblico invitava il DFE a ripristinare la legalità; il 7 settembre 2012, il Dipartimento delle Finanze e dell’Economia vietava l’apertura domenicale al Fox Town; l’11 settembre il Consiglio di Stato comunicava l’intenzione di voler mediare tra le parti coinvolte per ricreare il Patto di paese venuto a mancare. Cominciava così l’effetto sospensivo alla chiusura domenicale dei negozi.

Tocca ora alle leggi, come un faro in mezzo al mare durante la burrasca, mettere un po’ di chiarezza. La legge federale da prendere in considerazione è la Legge federale del 13 marzo 1964 sul lavoro nell’industria, nell’artigianato e nel commercio (Legge sul lavoro, in seguito LL). Ciò che interessa a noi lo troviamo all’articolo 18 capoverso 1 LL, il quale recita che “il lavoro è vietato nell’intervallo che intercorre tra le 23 del sabato e le 23 della domenica. Rimane salvo l’articolo 19”. Chiaro come l’acqua che alla domenica non si può lavorare, salvo, appunto, eccezioni previsti dalle deroghe elencate nell’articolo 19. Deroghe che sono, giusta il capoverso 1 dell’articolo 19 LL, soggette ad autorizzazione e possono essere accordate solo “se è indispensabile per motivi tecnici o economici” (articolo 19 cpv. 2 LL). Questo permetterebbe al Dipartimento delle Finanze e dell’Economia di concedere l’apertura domenicale al Fox Town, ma - e arrivo così al nocciolo della questione - il capoverso 4 del suddetto articolo cita che “L’Ufficio federale autorizza il lavoro domenicale regolare o periodico; l’autorità cantonale, il lavoro domenicale temporaneo”. Quindi, il DFE non può deliberare sul lavoro domenicale regolare, così come chiesto a gran voce dalla maggior parte della classe politica ticinese. La domanda che si pone ora è la seguente: il mondo politico ticinese reclama un’apertura temporanea o regolare? Va, di conseguenza, fatta una precisazione e cioè va definito il concetto di temporaneo; concetto che - a scanso di equivoci - troviamo nella giurisprudenza del Tribunale Federale e più precisamente in una sua sentenza datata 17 marzo 2012. In breve la sentenza dice che:

a) la LL sancisce il principio di divieto di lavorare la domenica
b) secondo le disposizioni della LL, il lavoro domenicale temporaneo è autorizzato in caso di bisogno urgente debitamente stabilito e in tal caso l’impiegato deve ricevere una maggiorazione di salario del 50%
c) secondo queste stesse disposizioni, il bisogno urgente è stabilito solo se s’impongono:

a. dei lavori supplementari imprevisti;
b. dei lavori di sicurezza pubblica o di sicurezza tecnica che necessitano di essere effettuati di notte o di domenica;
c. degli interventi di durata limitata, di notte o di domenica, nel quadro di eventi di società o di manifestazioni di ordine culturale o sportivo agenti su specifici costumi locali o di bisogni particolari della clientela;

d) il fatto che in Francia - nazione indirettamente implicata nella causa sopraccitata quale paese con il quale l’azienda del ricorrente lavora principalmente - il venerdì santo non sia un giorno di festa, non giustifica una deroga.

Riassumendo e ricollegando questa sentenza al caso del Fox Town, possiamo affermare che l’apertura domenicale concesso (o tollerata) dalle Autorità non è temporanea; 17 anni - infatti - non sono giustificabili adducendo il motivo del lavoro supplementare o quello del lavoro per la sicurezza pubblica. Inoltre, aprire 160 outlet per la soddisfazione di un bisogno principalmente commerciale, non è sussumibile sotto alla condizione della soddisfazione di un bisogno urgente per intervenire per una durata limitata nel quadro di eventi o manifestazioni che agiscono su costumi specifici o bisogni della clientela. 17 anni di apertura domenicale dunque, non sono certamente temporanei e costituiscono - volenti o nolenti - 17 anni di illegalità.

L’unica soluzione praticabile sembrerebbe, quindi, quella di modificare la Legge Federale su Lavoro e, in particolare, agendo su due aspetti: in primo luogo rendendo legale a livello federale il lavoro domenicale regolare; altrimenti, in seconda battuta, concedendo all’Autorità cantonale la competenza di deliberare circa il lavoro domenicale regolare.

Certo, la decisione di Laura Sadis non è stata la migliore considerando l’attuale situazione economica di crisi. Inoltre, non si può dire che il suo agire sia stato particolarmente ispirato da un punto di vista prettamente politico. Dubito, però, che la Consigliera di Stato sorrida nel veder rallentare la ripresa economica o nel mettere a rischio centinaia di posti di lavoro. D’altra parte, a voler vedere il bicchiere mezzo pieno, potremmo dire che questa decisione impopolare potrebbe anche rivelarsi positiva, perché ha costretto molti politici a chinarsi sul problema e, di riflesso, a ragionare su come salvaguardare posti di lavoro. Inoltre, questa decisione ha dato uno slancio decisivo all’operazione di lobbismo volta ad ottenere una modifica della Legge Federale sul Lavoro.

Concludendo, sono quindi in parte d’accordo con il Dipartimento dell’Finanze e dell’Economia, poiché se è vero che questa decisione rischia di mettere in pericolo una parte dell’economia cantonale, è allo stesso tempo vero che i politici sono uguali ai comuni cittadini davanti alla legge e quindi anche loro devono rispettarla e farla rispettare. Condicio sine qua non affinché i politici possano esigere il rispetto della legge da parte dei cittadini, è che siano loro stessi i primi a rispettarla. Motivo per cui non va fatta una caccia alle streghe (siamo nel 2012) ma va casomai aperto un dialogo costruttivo tra sindacati, imprenditori e istituzioni, al fine di risolvere la situazione. Nel pieno rispetto della legge.