Alessandro Spano

​Il mio ultimo primo giorno di scuola

09 settembre 2012

Alessandro Spano, studente alla SCC Bellinzona

Quando quattro anni or sono ho varcato per la prima volta le porte della Scuola Cantonale di Commercio non credevo che gli anni sarebbero passati in fretta ma, invece, il tempo è trascorso velocemente.
Quattro anni fa non mi immaginavo come sarei stato nel 2012 e, soprattutto, non mi sognavo la scuola che frequento oggi.
Quattro anni fa non sapevo che oggi ci sarebbe stata un’ondata rivoluzionaria nei paesi arabi.
Quattro anni fa non sapevo che il qualunquismo sarebbe diventato una delle ragioni di vita di molte persone.
Quattro anni fa non sapevo che oggi il mondo avrebbe vissuto una delle più gravi crisi economiche della storia.
Quattro anni fa non sapevo che oggi ci sarebbe stata molta gente senza lavoro, molte famiglie senza soldi, molti motivi per pensare che la fine del mondo è vicina.
Quattro anni fa non sapevo che questa grave crisi ci avrebbe cambiati profondamente e che, soprattutto, ci avrebbe fatto riflettere e rimettere in discussione alcuni punti cardine della nostra società.
Quattro anni fa non credevo che questo giorno sarebbe arrivato in fretta. Insomma, il mio ultimo primo giorno di scuola.

Questo primo giorno di scuola ha un sapore speciale: facendo i dovuti scongiuri, è l’ultimo e dopo di ché molti andranno a lavorare e molti all’Università a studiare ciò che più piace. Se ci si ferma a ragionare poi, si arriva subito alla conclusione che non sarà facile trovare lavoro né dopo la “comme” né dopo l’Uni. Ci si accorge facilmente che il mondo è cambiato ed è in continua evoluzione e siamo solamente minuscoli esseri al suo servizio. Ma forse no, c’è una speranza. La speranza che tutto torni come prima; e così è.
Nei corridoi, infatti, si respira un’atmosfera particolare poiché gli allievi sono felici di ritrovare la propria classe ma tristi perché sanno che davanti a loro ci sono nove lunghi mesi di studio; i docenti sono contenti di ritrovare i loro allievi, un po’ meno di ricominciare a lavorare. Poi, come ogni anno, ci sono i pivelli di prima che corrono cercando l’aula magna e le aule con la paura di arrivare in ritardo: “tranquillo ragazzo, hai quattro anni per arrivare in orario!” si sente urlare. E va bene: anch’io correvo quattro anni fa. Poi, si sentono anche risate, racconti di feste, vacanze, avventure, viaggi... sono tutti contenti di ritornare a scuola a scaldare il banco e a fare qualche battuta con i docenti. Di colpo però, cala il silenzio: le lezioni sono cominciate, le prediche pure, le raccomandazioni anche. Tornano pure le paure, perché “ragazzi, quest’anno ci sono gli esami di maturità”; “sciallo sore! Abbiamo tempo!”. Il classico primo giorno di scuola.
Sì, sarà un anno uguale a quello precedente perché la storia si ripete. O forse no, sarà un anno diverso da tutti gli altri, dove tutto è cambiato.