Alessandro Spano

​iPardo: turista nella mia Città

08 agosto 2012

Da buon locarnese non posso far altro che dare un’importanza elevata al Festival internazionale del film di Locarno. Da qualche anno a questa parte mi sono avvicinato parecchio al Festival, imparandone a conoscere pregi e difetti; da qualche anno a questa parte ho avuto modo di vedere parecchi film e finora sono rimasto sempre abbastanza soddisfatto. Ho anche avuto la fortuna di vedere film che lasciano il segno: penso a Vol Spécial (2011), un film molto criticato, a mio modo di vedere non troppo oggettivo, ma che mi ha avvicinato alla problematica dei richiedenti l’asilo e che comunque, ancora oggi, mi ha lasciato il segno. Ma non è di questo che voglio parlare.

Domenica sera, infatti, ho visto con un amico Nachtlärm, che, oltre ad essere stato un buon allenamento in vista dell’inizio del nuovo anno scolastico (in tedesco con sottotitoli in francese e inglese), mi ha offerto anche alcuni spunti di riflessione.

Il film (una produzione svizzera-germanica) racconta una disgrazia di una giovane coppia, neo genitori, alle prese con una crisi matrimoniale. Tralasciando qualche parte poco importante, accade che una sera – in un autogrill della svizzera tedesca – marito e moglie entrano nel ristorante, lasciando il bambino in macchina a dormire. Il destino vuole che un criminale e una prostituta, con lo scopo di “sballarsi” – più avanti si vedrà anche che cercano il divertimento fumando canne – rubano l’auto (una bellissima Golf degli anni ’80) e si danno alla fuga. Dopo che la giovane coppia si è accorta di quanto accaduto, è partito un inseguimento per le vie della Svizzera tedesca. A causa di avvenimenti casuali e alquanto fortunosi, la coppia riesce a trovare l’auto e il bambino.

Durante tutto il film la moglie e il marito non vanno per nulla d’accordo, sono in piena crisi e, addirittura, durante la ricerca del neonato pensano al divorzio. Lei incolpa lui, lui incolpa lei, lui lavora, lei accudisce il bambino, non c’è più tempo, troviamo un accordo, no, divorziamo, la crisi passerà, è nove mesi che lo dici, no divorziamo. Alla fine, invece, dopo aver riabbracciato il figlioletto, la coppia si riunisce trovando la luce in fondo al tunnel e guardando avanti con serenità.

E lo spunto di riflessione, quello che mi ha colpito, quel tocco di classe del film che ha lasciato il segno (anche se può sembrare banale) è questo: le disgrazie possono riavvicinare due persone e riunirle per sempre. Dopo aver fatto un rapido flashback nella mia mente, sono arrivato alla conclusione che o le disgrazie ti avvicinano per sempre, oppure ti separano definitivamente. Mentre scrivevo questo articolo non ho potuto far altro che pensare anche ad alcuni eventi della politica. Penso allo strappo tra Berlusconi e Bossi, la cui alleanza sì c’è ancora, ma non è più radicata nel pensiero come una volta; penso a Fini e Berlusconi, che sono arrivati al punto da cacciarsi dal PdL. Non posso che citare Barack Obama e Hillary Clinton, che hanno cominciato la loro avventura nel 2007 come rivali nelle primarie democratiche, hanno continuato il percorso come alleati per riconquistare la Casa Bianca – poiché i coniugi Clinton erano grandi sostenitori di Obama – e stanno per terminare la legislatura come possibili rivali (lei è diventata Segretaria di Stato). Cito anche la rottura tra David Cameron, Primo Ministro britannico, e Nick Clegg, vice Primo Ministro, che è stata riportata dai giornali nei giorni scorsi. Spostando il baricentro in Ticino, ricordo la rottura all’interno della sinistra ticinese tra il PSA e il PST, appresa sui libri di storia svizzera. Tutte rotture profonde, che prima o poi hanno portato o porteranno al definitivo divorzio. Quello che tutti però si auspicano dopo le disgrazie è che il nuovo inizio sia come il finale del film: e vissero tutti felici e contenti. E vincenti.