Alessandro Spano

​Napolitano docet: l'assenteismo non è un diritto!

13 aprile 2012

Alessandro Spano, segretario GLR Locarnese e Valle Maggia

“Uela soci, t'sè nai a votàà?" “No, a gò mia vöia..." “Cià cià, nem che a ta porti mi!"

Che viviamo in una società alle volte superficiale, che si crede al di sopra delle leggi e indifferente alla cosa pubblica, già lo si sa e non sono di certo io che ve lo svelo. Trovo però corretto - da giovane amante della politica, quale io sono - fare una riflessione sull'assenteismo generale alle elezioni comunali di settimana scorsa, come lo mostra per esempio la bassissima e allarmante partecipazione a Locarno (45.67%, la seconda peggior partecipazione del Cantone!) .

Troppo spesso sento giovani che si lamentano poiché il proprio Municipio non ha creato aree di svago per loro; troppo spesso ci sono anziani che si lamentano perché il Municipio li ha privati dell'assistenza o di altri sussidi; troppo spesso sento persone che si lamentano poiché “ul moltiplicadoo l'è trop alt". Il paradosso è però che, dopo le lamentele, anziché andare a votare (o candidarsi) tentando di cambiare qualcosa, di eleggere nuove persone, di andare oltre, ci si astiene dall'esercitare un diritto sacro e un dovere civico. Caspita, complimenti! Credo che se Jean Jacques Rousseau o Virginia Wolf - persone che hanno lottato per ottenere e garantire il diritto di voto - dovessero sapere che giochiamo a pallacanestro con i facsimile (così come le schede originali), si rivolterebbero nella tomba come trottole. Come non pensare poi alle lotte di Alice Paul negli Stati Uniti o di John Stuart Mill in Inghilterra. Il diritto di voto è stato sudato dai nostri predecessori, conquistato con la guerra e con il sangue, e proprio per questo andrebbe rispettato e valorizzato al massimo. Ritengo che sempre più spesso diamo per scontato il suffragio, cosa che, come detto, non lo è. Votare non era e non è una cosa ovvia. Esso, a titolo di esempio, è stato sì introdotto in Svizzera nel 1848, ma per le donne solo nel 1971 (uno degli ultimi paesi occidentali a farlo...!).

Ma cosa fare per aumentare la partecipazione al voto? Non possiamo di certo obbligare la gente ad andare a votare. Potremmo introdurre delle multe (come già fanno diversi Cantoni) anche se toccare il borsello non è una cosa intelligente, poiché anche se la partecipazione aumenta, l'oltraggio verso questo diritto persiste. Bisogna quindi - tutti insieme! - rimboccarsi le maniche e far capire alla cittadinanza l'importanza - spesso sottovalutata - dell'esprimersi attraverso un voto o una propria candidatura. Un solo voto potrebbe fare la differenza (chiedere ai PPD per eventuali conferme...) e potrebbe deviare il corso della politica. Per fare ciò, però, siamo noi i primi a doverne capire la valenza; dobbiamo tornare a festeggiare l'anniversario del 1848 e del 1971, dobbiamo trasmettere a tutti le gloriose imprese dei vari Giuseppe Mazzini e Martin Luther King. Dobbiamo ricordarci ogni santo giorno, che chi ha vissuto prima di noi ha lottato per poter porre una “x" accanto ad un nome. Con ciò, forse, Locarno e il Ticino torneranno a rispettare l'articolo 34 della Costituzione Svizzera: “I diritti politici sono garantiti" e ancora “La garanzia dei diritti politici protegge la libera formazione della volontà e l'espressione fedele del voto".