Alessandro Spano

​Crisi economica e Canton Ticino

21 maggio 2011

Nel 1929 ci ha pensato Franklin Delano Roosevelt, 32. presidente degli Stati Uniti, rilanciando l'intera economia internazionale con un progetto all'avanguardia e sensazionale. Nel 2000 ci ha pensato lo stesso male, la tecnologia, (precitato dopo aver toccato l'apice) rilanciandosi in grande stile individualmente. Nel 2009 ci ha pensato Barack Obama, 44esimo presidente degli Stati Uniti, con un piano che ricalca all'incirca le orme di Roosevelt (chiaramente adattato alla nostra epoca), che pian piano sta dando i suoi frutti. E in Ticino? Nella passata legislatura il Dipartimento delle finanze e dell'economia ha presentato e fatto approvare da Governo (con la forte spinta dei ministri liberali radicali Sadis e Gendotti) e Parlamento un pacchetto anticrisi di 158 milioni di franchi agli inizi del 2009. Esso è uno dei primi e più consistenti in Svizzera, che presenta ben 64 misure a sostegno dell'occupazione. Un pacchetto completo, finora efficace, concreto e soprattutto che lavora e che non sta con le mani in mano. Oltre a tale pacchetto congiunturale dal carattere puntuale, il Dipartimento delle finanze e dell'economia ha attuato per tutta la legislatura una politica di sostegno all'economia e all'occupazione, non solo versando ben 32 milioni in aiuti alle aziende e attuando delle misure fiscali a favore dell'economia (eliminazione della doppia imposizione economica e riduzione della fiscalità delle aziende), ma anche fornendo un concreto sostegno ai disoccupati, incentivando - tramite gli incentivi all'assunzione - la creazione di circa 3.000 (!) posti di lavoro, elargendo 1.870 bonus di inserimento nelle aziende e incentivi ad assunzioni di giovani al primo impiego, mentre le indennità di lavoro ridotto hanno permesso di salvare migliaia di posti di lavoro che altrimenti sarebbero andati persi. Senza dimenticare la recente revisione della legge sulla disoccupazione che, in particolare con la misura indirizzata ai giovani in cerca del primo impiego, ha fornito un nuovo strumento per contrastare la disoccupazione giovanile. Così come Roosevelt dapprima e Obama successivamente, Laura Sadis ha la sua politica economica sulla creazione di lavoro e sull'innovazione (dagli incentivi per i posti di lavoro assegnati ai giovani al sostegno per le aziende, giusto per citarne qualcuno). Il lavoro è appunto al centro. Sì, perché esso crea moneta, beni materiali e permette alla popolazione di realizzarsi e lavoro crea lavoro: produco, guadagno, spendo e via dicendo. È un cerchio che si chiude solo con la soddisfazione personale, perché lavorare non è un dovere, ma è un piacere che deve poter essere svolto nelle migliori condizioni possibili, sia per i giovani alle prime armi che per i lavoratori di lunga data. In conclusione, Laura Sadis non è né Franklin Delano Roosevelt né Barack Obama. È comunque una consigliera di Stato degna del suo lavoro (appunto, lavoro) che in ogni caso non è e non deve finire, che ha trattato dossier chiusi nel cassetto da parecchio tempo come pochi e, cosa più importante, è quasi riuscita (stiamo pian piano uscendo) a far passare indenne il Canton Ticino dalla crisi economica più grave dal secondo dopo guerra. Di fatto, "good job"!